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TELTnews – editoriale dicembre 2019

Il 2019 è stato un anno particolarmente importante nella storia della Torino-Lione: ha segnato un discrimine nell’irreversibilità dell’opera ponendo fine al rischio di un possibile abbandono dei lavori che, per quanto irragionevole, non ha mai smesso di essere evocato dagli oppositori più radicali del progetto.

L’incipit dell’anno era stato da “dies nigro signanda lapillo” per via di un’analisi costi-benefici volta a dimostrare, a chi già ne era pregiudizialmente convinto, l’insostenibilità economica dell’intervento, senza considerare i rilievi critici sollevati da moltissimi esperti sulla metodologia di tale analisi (difforme dalle linee guida fissate da tempo dal Ministero italiano competente), non recepita in ambito europeo e non condivisa dalla Francia né come esigenza (ce ne erano già sette precedenti e non si vedeva la necessità di farne un’ottava ad opere ormai avviate) né come contenuti e risultati.

La situazione d’incertezza politica ha rischiato così di compromettere non solo il mantenimento dei finanziamenti europei già assegnati, ma di pregiudicare anche l’accesso ai nuovi e più rilevanti contributi a valere sul bilancio della nuova Commissione per il periodo 2021/2027. Tali rischi sono stati evocati spesso dai dirigenti degli organismi europei in dichiarazioni ed atti, ma hanno trovato una formalizzazione ufficiale con la lettera dell’INEA a Telt del 19 febbraio 2019 in cui si comunicava che sarebbe intervenuto un primo taglio di 300 milioni se non si fossero rispettati alcuni degli impegni-chiave del Grant Agreement sottoscritto dagli Stati nel 2015, tra cui in particolare, la pubblicazione dei bandi di gara per il tunnel di base.

La questione della Torino-Lione è così rapidamente salita di livello in Italia passando da grande tema settoriale di strategia infrastrutturale e trasportistica, quale era da sempre, a nuovo tema di livello assolutamente primario nel dibattito politico nazionale (al punto da condizionare la stessa sopravvivenza del Governo) diventando tema sensibile nelle relazioni Italia-Francia, con riflessi anche a livello europeo.

Si è anche registrato per la prima volta una mobilitazione popolare di massa della società civile torinese e nazionale che ha visto, tra la fine del 2018 e l’inizio del 2019, più volte, decine di migliaia di persone in piazza per il Sì alla Tav, con la Torino-Lione diventata l’emblema di una svolta nelle politiche per lo sviluppo, contro il declino camuffato da “decrescita felice”.

Questa polarizzazione politica resa particolarmente complessa dal fatto che la forza maggioritaria nel Parlamento italiano era contraria all’opera, ha costretto Telt a muoversi con determinazione strategica ma grande prudenza tattica, coltivando tutte le relazioni istituzionali possibili (a largo spettro, in ambito nazionale ed internazionale).

Di questa crescita esponenziale del peso politico della Torino-Lione nella situazione italiana è segno inequivocabile il passaggio, avvenuto verso metà anno, della titolarità del dossier dal Ministero competente alla Presidenza del Consiglio dei Ministri.

In questo mutato livello decisionale dell’autorità preposta alle scelte sull’opera in Italia, Telt è stata chiamata a dare un contributo operativo importante e, grazie al solidale rapporto tra Direzione Generale e Presidenza, con il costante ed unanime sostegno del CdA, la Società ha messo in campo idee, strumenti giuridici e procedure per consentire di far evolvere la situazione.

In questo sforzo propositivo è risultato essenziale l’impegno, il contributo e la capacità di tutte le Direzioni nei vari campi: dal giuridico al tecnico, dalla comunicazione alla finanza, dagli acquisti al personale, ecc.

Telt ha così proposto un doppio livello di gestione dei bandi di gara per l’intero tunnel di base, distinguendo una prima fase imperniata sugli “avis des marchés” ed una seconda sull’invio dei capitolati alle imprese ammesse, previa verifica della volontà degli Stati di procedere all’ultimazione dell’opera.

Questa complessa strategia ha consentito dapprima di graduare le tensioni, di rispettare una dopo l’altra le milestone con INEA e di perimetrare le posizioni contrarie dando spazio a quelle favorevoli nel Governo, nel Parlamento e nella società civile, mentre l’Europa lanciava il messaggio dell’innalzamento della contribuzione comunitaria dal 40% al 50% (incrementabile di un ulteriore 5% per la qualità binazionale di Telt nella gestione della sezione transfrontaliera) ed il possibile finanziamento anche delle tratte di accesso.

Questo insieme di decisioni ha consentito a fine luglio al Presidente Conte di annunciare la decisione del Governo italiano di completare l’opera, uniformandosi così alla posizione ripetutamente espressa dalla Francia per bocca del Governo e della Presidenza della Repubblica.

A rafforzamento definitivo di tale orientamento, ai primi di agosto il Senato italiano ha respinto a grande maggioranza e con un voto bipartisan una mozione contraria all’opera, sanzionando così in modo inequivocabile, la decisione precedentemente espressa dal Presidente del Consiglio.

Questo esito del voto non è stato politicamente indolore perché ha contribuito alla caduta del Governo ed alla nascita di un nuovo esecutivo con una base programmatica esplicitamente favorevole alle grandi opere ed alla (cosiddetta) Tav in particolare.

Mentre tutto questo accadeva sulla ribalta politico-mediatica, la nostra Società ha continuato ad onorare i suoi impegni ed a perseguire la sua missione di promotore pubblico per conto dei due Stati, avviando cantieri in Francia (tramite la  convenzione con SNCF-R) facendo partire la Tranchée Couverte, sviluppando le gare per i Pozzi di Avrieux, per le Direzioni Lavori, per i monitoraggi, per lo svincolo di Chiomonte e l’Autoporto di Susa (in convenzione con Sitaf), con l’aggiudicazione delle nicchie della Maddalena, fino agli ultimi fondamentali adempimenti di fine anno circa la summenzionata seconda fase dei lotti del tunnel di base.

Ma due eventi concreti, uno procedurale e l’altro fisico, caratterizzano meglio di qualunque parola la svolta positiva che è maturata nella seconda parte del 2019: 

  • da un lato c’è stato infatti a fine settembre (il 30/09) l’invio a Bruxelles da parte dei due Stati (con il Governo italiano in qualità di coordinatore) dell’impegnativo documento dell’Amendment al Grant Agreement che segna l’aggiornamento ufficiale del programma realizzativo dell’opera così com’è stato condiviso da Italia e Francia sulla base dell’istruttoria predisposta da Telt attraverso il confronto con INEA;
  • dall’altro sempre a settembre (il 23/09) è stato abbattuto l’ultimo diaframma di roccia della galleria da SMLP a La Praz, completando così i primi 9 km del tubo sud del tunnel di base, con un evento di grande impatto emotivo e di grande condivisione binazionale fra tutte le maestranze delle imprese ed il personale di Telt, rivivendo tra centinaia di persone un’epopea d’altri tempi ma con le tecnologie più avanzate dell’oggi. Questa esperienza è stata poi rafforzata pochi giorni dopo con la prima giornata “porte aperte”.

In dicembre è poi tornata a riunirsi, dopo una lunga pausa, la Commissione Intergovernativa che accompagna da quasi venti anni la storia della Torino-Lione sostenendone le ragioni e contribuendo a risolvere i problemi che richiedono una regia binazionale (dall’antimafia transfrontaliera alla gestione integrata dei materiali di scavo) nonché le questioni di sicurezza ferroviaria a partire dalla gestione del tunnel storico del 1871.

 Anche questo è un segno di normalità e questa CIG è stata anche una importante occasione per consentire alla nuova coordinatrice europea, Iveta Radiçova, di portare in modo forte ed efficace il messaggio di sostegno della UE a quest’opera e lo stimolo ad accelerare al massimo i tempi della sua realizzazione stante la sua importanza strategica per l’intero Corridoio Mediterraneo.

In conclusione quindi possiamo dire che il 2019 è stato un anno importante, partito male ma finito bene, grazie al lavoro e all’impegno di tutte le donne e gli uomini di Telt, ma è anche un anno che ci mette sulle spalle una grande responsabilità, quella di portare a compimento i lavori concordati tra gli Stati e l’Europa operando con efficienza, correttezza e tutelando la sicurezza delle persone.

Le turbolenze politiche del recente passato sono state spesso delle remore al nostro operato, ma forse, in alcuni momenti, sono state anche vissute come degli alibi davanti a difficoltà decisionali ed operative di altra natura: ora queste alibi non hanno e non avranno più ragione di essere invocate.

Questo cambio di fase che ci mette davanti ai nostri compiti con le nostre capacità è stato alla base della verifica fatta nei mesi scorsi con tutte le direzioni per identificare i punti di forza (da potenziare) ed i punti di debolezza (da correggere) ed ha caratterizzato l’ultimo CdA di dicembre a cui è stata presentata la riorganizzazione aziendale ed il programma operativo che trova nell’approvazione del budget 2020 (e nel programma pluriennale al 2022) la sua concretizzazione per obiettivi.

L’unanimità delle decisioni del CdA e gli apprezzamenti dei consiglieri espressi in un quadro di vigile attenzione critica, confortano il nostro operato sapendo che questo Consiglio è espressione diretta degli Stati  con il controllo del rappresentante europeo (e con le Regioni transfrontaliere nel ruolo di Osservatori); analogamente possiamo dire che il 2019 ha segnato una positiva messa a regime dei rapporti con le due fondamentali Commissioni previste dagli accordi binazionali: il Servizio Permanente di Controllo (che sarà affiancato e supportato dal Comitato di Audit) e la Commissione dei Contratti il cui ruolo è quanto mai essenziale in questa fase dove il core della società sono proprio le Gare e i Contratti .

Ci aspetta un 2020 molto stimolante e impegnativo: se lo affronteremo con lo spirito del 2019, accompagnato però dalle nuove consapevolezze che abbiamo maturato, questa sfida possiamo (e dobbiamo) vincerla alzando anche l’asticella delle nostre ambizioni verso le nuove sfide ambientali che il mondo giovanile ha fatto emergere e che dovranno riguardare non solo il rapporto della nostra opera con i territori interessati, ma anche il nostro ambiente di lavoro (in Italia ed in Francia) alla luce delle esigenze di una Società che sposa l’innovazione e l’eccellenza, che persegue la parità di genere e che è consapevole che la qualità della vita, la qualità del lavoro e la qualità dei risultati sono aspetti inscindibilmente fra loro interconnessi.

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