spazzolatura prati
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Progetto biodiversità: “Spazzolatura” dei prati in Val Susa per semi a Km 0

Raccogliere la moltitudine di semi appartenenti alla varietà di erbe e fiori presenti nei prati della Val di Susa per seminarli poi nel Corridoio ecologico studiato a tutela della farfalla Zerynthia polyxena realizzato tra Chiomonte e Giaglione per arricchirne la biodiversità utilizzando specie vegetali autoctone. Con questo obiettivo venerdì 10 luglio il Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari ha provveduto alla “spazzolatura” di un prato messo a disposizione da un privato sulle montagne di Oulx. L’attività si svolge nella cornice del progetto Biodiversità avviato da TELT con l’Università di Torino in Val di Susa. Ad osservare le operazioni erano presenti anche alcuni tecnici di Arpa Piemonte.

La tecnica, applicata per la prima volta in un’area montana del Piemonte, prevede l’utilizzo di una “spazzolatrice”: un macchinario, fatto arrivare dalla Lombardia, che trainato da un trattore è in grado di raccogliere i semi maturi delle differenti specie presenti nel prato. “In una prateria come questa si arrivano a raccogliere tra le 100 e le 200 specie, una varietà che è impossibile trovare in commercio” spiega il professor Michele Lonati, botanico del Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari dell’ateneo torinese che partecipa al progetto Biodiversità con particolare riferimento alle attività sulla vegetazione. L’attiva risponde anche a una specifica prescrizione del CIPE del 2018.

I semi saranno fatti essiccare e in autunno verranno seminati nelle radure del corridoio ecologico creato durante la primavera:

“questa operazione – sottolinea Lonati –  ci consentirà di avere nel Corridoio piante e fiori che hanno sviluppato in queste zone le loro caratteristi specifiche e si sono adattate al clima e all’ambiente nel corso di secoli. In questo modo si evita di ‘inquinare geneticamente’ l’area con le miscele reperibili in commercio e che, anche se simili, hanno un patrimonio genetico differente perché provengono da altre zone o anche dall’estero. In questo modo si preserva il patrimonio naturale autoctono e si vuole favorire la biodiversità nelle nuove radure create”. Lo step successivo “sarà vedere come si svilupperà la biodiversità del luogo – conclude il professor Lonati – quali insetti ci saranno e in che quantità, come si svilupperà la vegetazione, ecc.”. 

L’Università è impegnata da diversi anni a promuovere un progetto per creare una filiera locale di recupero ambientale attraverso la raccolta e l’utilizzo di miscele locali per favorire la biodiversità dei luoghi e dare all’agricoltura locale la possibilità di trovare facilmente sementi autoctone. L’obiettivo a lungo termine è la creazione di una sorta di banca online delle sementi, in cui i semi le aree di raccolta siano documentati e a disposizione di chi voglia farne uso. 

La spazzolatura per il Corridoio ecologico ha consentito anche di sperimentare per la prima volta questo metodo sul territorio montano piemontese.

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